lunedì 29 dicembre 2008

Aerogel


L'aerogel è una sostanza allo stato solido simile al gel nella quale il componente liquido è sostituito con gas. Il risultato è una schiuma solida con parecchie proprietà particolari, la più importate delle quali la sua efficacia nell'isolamento. Viene soprannominato fumo ghiacciato, fumo solido o fumo blu per la sua trasparenza; ad ogni modo al tatto sembra gomma piuma.
L'aerogel fu creato per la prima volta da Steven Kistler nel 1931, come il risultato di una scommessa con Charles Learned chi avrebbe scambiato per primo (fra i due scienziati) il liquido di una "gelatina" con del gas senza causarne il collassamento. Il primo risultato furono i gel di silice. Per l'aerogel possono essere usati materiali molto diversi; il lavoro di Kistler portò ad aerogel basati su silicio, alluminio, cromo, e stagno. Aerogel di carbonio furono sviluppati per la prima volta nel 1990.
L'aerogel è la sostanza solida meno densa conosciuta, ovvero la più leggera per metro cubo; è composta dal 99,8% di aria e dal 0,2% di diossido di silicio (silice), il principale componente del vetro. L'aerogel è 1000 volte meno denso del vetro, sopporta altissime temperature ed è un ottimo isolante termico.

martedì 23 dicembre 2008

Nanotecnologia molecolare

http://www.bowlesphysics.com/nano/

La nanotecnologia molecolare rappresenta il livello più avanzato e ambizioso delle nanotecnologie: ha l’obiettivo di costruire dispositivi, o vere e proprie macchine di dimensioni molecolari mediante l’impiego di assemblatori molecolari, che realizzano su scala atomica quello che le tradizionali catene di montaggio eseguono su scala macroscopica.
Qual è il concetto di crescita molecolare? A partire dalle molecole, si arriva alla produzione di nano-robot, che sono in grado di auto-replicarsi fino alla possibilità di disporre di una forza lavoro enorme costruita da robot, o da robot assemblatori che sono in grado di costruire praticamente tutto, che sono stabili sotto il profilo chimico e che l’uomo è in grado di definire con estrema precisione. Questi robot traggono l’energia dall’elettricità e dalle sostanze chimiche.
Nel 1976 Eric Drexler, conosciuto come padre fondatore delle nanotecnologie molecolari, ha pubblicato un libro dal titolo Macchine di creazione, in cui egli parla di una nuova rivoluzione industriale del millennio a venire. Per gli architetti, questo significa una nuova fase nell’evoluzione delle strutture realizzate dall’uomo, senza necessità di manodopera e senza fabbriche.
Le sostanze chimiche verranno dall’atmosfera, dall’acqua, dal suolo: a questo punto non ci saranno più emissioni inquinanti. Saranno necessari dei materiali da costruzione, useremo aria, suolo, acqua e tutto quello che dobbiamo portare sul cantiere è un codice, a partire dal quale potremmo realizzare una forma in evoluzione. Le nanotecnologie molecolari produrranno energia pulita e abbondante e miglioreranno l’ambiente. La forma delle cose non sarà statica e immutabile ma potrà essere variata attraverso l’opera di migliaia di nanomotori.C’è poi la possibilità di fondere le sostanze, come nella vita animale, la sostanza ossea, il tessuto muscolare, il tessuto nervoso, la cute: e alla fine abbiamo la continuità senza interruzione. Non ci sarà mai più la separazione fra materiali. Non avremo il vetro che si scontra con l’acciaio, o il legno che si scontra a sua volta con un altro materiale. L’intero processo di crescita ci consente una continuità fluida da una sostanza all’altra.
http://www.arcspace.com/books/john_johansen/nano.html


L’architetto John Johansen, formatosi sotto la guida di Walter Gropius ad Harvard, è stato uno dei precursori dell’Informale e un maestro dell’architettura d’oltreoceano. Si sta dedicando con passione e impegno a portare avanti alcune ricerche su quella che possiamo definire una delle più difficili e affascinanti scommesse della convergenza tra tecnologia e architettura: Le sue indagini architettoniche si muovono ai limiti della realtà, sono progetti viventi nei quali le applicazioni di nanotecnologie prendono forma e diventano futuristici edifici auto-generativi. Il lavoro di ricerca si fonda sui principi che in natura regolano la crescita degli organismi in cui la tecnologia è in completa sintonia con l’ambiente in quanto governata dalle medesime dinamiche generative. È architettura che fa proprie le modalità della natura, che cresce e si ramifica a partire dai “semi tecnologici“ dei dispositivi di codifica. Lui stesso parla di Morfabilità, ossia la capacità di un edificio di mutare conformazione a seconda dei bisogni specifici. Il tradizionale elaborato esecutivo in questo caso perde senso. Dunque, non più dettagli tecnici di nodi e giunzioni, ma un codice genetico che rimpiazzerà ogni specifica. Gli architetti inizieranno dallo schizzo progettuale, o dalla modellazione, per poi rendere ingegnerizzabile il tutto. Poi, si procederà con la modellazione molecolare, ed infine convertito in codice. Johansen sottolinea che solo di recente si è cominciato a intendere appieno le modalità della crescita molecolare, e che quindi le prospettive di messa a punto di un codice genetico che consenta all`artefatto architettonico di autoprogettarsi sono per il momento puramente ipotetiche. Quello che va colto in queste ricerche è il profondo mutamento intervenuto nei concetti stessi di "natura" e di "architettura", il cui rapporto risulterebbe impoverito se lo si limitasse a semplici indicazioni ambientalistiche o ecologiche. In verità, siamo di fronte a trasformazioni talmente radicali da imporre nuovi criteri di analisi e di critica, i quali pongano in primo piano anzitutto i modelli abitativi, e quindi le esigenze di una società umana sempre più integrata, nella quale il problema dello spazio abitativo va configurandosi in termini assolutamente nuovi. Prioritariamente egli mira alla definizione di una tecnologia a tal punto capace di riprodurre i processi naturali da garantire una perfetta compatibilità con l`ambiente.

lunedì 22 dicembre 2008

Engines of Creation 2.0: The Coming Era of Nanotechnology

Design and the Elastic Mind


In the past few decades, individuals have experienced dramatic changes in some of the most established dimensions of human life: time, space, matter, and individuality. Working across several time zones, traveling with relative ease between satellite maps and nanoscale images, gleefully drowning in information, acting fast in order to preserve some slow downtime, people cope daily with dozens of changes in scale. Minds adapt and acquire enough elasticity to be able to synthesize such abundance. One of design's most fundamental tasks is to stand between revolutions and life, and to help people deal with change. Designers have coped with these displacements by contributing thoughtful concepts that can provide guidance and ease as science and technology evolve. Several of them—the Mosaic graphic user's interface for the Internet, for instance—have truly changed the world. Design and the Elastic Mind is a survey of the latest developments in the field. It focuses on designers' ability to grasp momentous changes in technology, science, and social mores, changes that will demand or reflect major adjustments in human behavior, and convert them into objects and systems that people understand and use. http://www.moma.org/exhibitions/exhibitions.php?id=5632

Smart Materials

A smart fluid developed in labs at the Michigan Institute of Technology

domenica 21 dicembre 2008

Marketing e progettazione multisensoriale

Centro commerciale "Le Vele" - Locorotondo -arch. Claudio Catalano

Capire l'importanza delle emozioni è fondamentale dato che i metodi di marketing si basano sulla creazione di stati d'animo. Le emozioni sono senza dubbio fondamentali in tutte le decisioni del consumatoreNella costruzione del marchio, la logica è secondaria alla creazione di esperienze: "Gran parte di gestione è stata basata su una convinzione di base di uomo razionale e, mentre la maggior parte delle persone tenta di agire razionalmente, in realtà siamo emotivamente tutti cablati. Nel cervello il sistema, che disciplina i nostri sentimenti, è molto più potente della neocorteccia che controlla l'intelletto. Nel suo libro "Brand Sense" Martin Lindström evidenzia il concetto di 5D branding, che è, composto da tatto, gusto, profumi, stimoli visivi e suoni. Lindström ha inoltre esaminato il nostro apprezzamento dei diversi sensi e afferma: " Attualmente, il 94% della comunicazione commerciale si rivolge esclusivamente al senso della vista. Tuttavia, è l’olfatto che risveglia il 75 % delle emozioni che proviamo nel corso della giornata. Per questa ragione è il secondo senso in ordine di importanza, sebbene molti insistano nel credere che detto posto spetti all'udito. Sta di fatto che la comunicazione tradizionale non funziona più bene come cinque, dieci o quindici anni fa. Occorre costruire marchi "emozionali” che non facciano appello alla ragione ma alle nostre percezioni. La chiave non sta nella percezione in sé ma nella sua associazione con una certa esperienza positiva. Se durante una gita di famiglia a Disneyland una persona percepisce costantemente un determinato odore, lo assocerà a quell’esperienza e a quel marchio. E non importa quanto tempo trascorra da quell’esperienza; quando in qualsiasi altro posto dovesse nuovamente diffondersi quell’odore, istantaneamente evocherà i momenti meravigliosi di quella gita e genererà l’impulso ad entrare in quel posto e comprare un ricordo.. L’esperienza sensoriale sviluppa questo legame con il marchio Perché vincola un’esperienza positiva con un segno – un suono, un odore, un gusto, un colore – e in forma molto più forte rispetto ad un logo. Per esempio, essendo subliminale,l’odore ci fa reagire prima che arriviamo a pensarci. E’ lì il suo potere straordinario. (Lindström 2005).

Design multisensoriale



La progettazione di spazi e di oggetti multisensoriali attraverso la contaminazione fra scienza e design rappresenta un nuovo tipo di cultura progettuale, che comporta una nuova alleanza fra scienza e design e sottolinea un cambiamento di paradigma. Essa si basa su una cultura transdisciplinare e sulla intima unione fra arte, scienza, tecnologia e artigianato. Tale sistema di progettazione e produzione si basa sulla conoscenza degli effetti che ha sulle persone un’ ambiente multisensoriale. Il progetto viene sviluppato attraverso l'interazione con i professionisti e ricercatori provenienti da settori diversi.La progettazione multisensoriale si sviluppa utilizzando il linguaggio di forme, suoni, odori, texture, superfici di contatto, smart materials, etc. allo scopo di creare un insieme psicofisico intimamente correlato.Lo scopo fondamentale della progettazione multisensoriale è la creazione di una realtà costruita non separata dall’uomo ma che risponde in modo diverso al variare di parametri psicofisici. Questi temi sono collegati con l'evoluzione e trasformabilità degli spazi e delle cose, ad esempio singole persone o gruppi hanno la possibilità di mutare le caratteristiche degli spazi in base alla loro mutate esigenze.La progettazione multisensoriale può essere chiaramente collegata alla definizione di uno specifico brand. la progettazione entra a far parte della marca e alla sua identificazione in un ampio spettro percettivo-cognitivo.Il dibattito sulla economia creativa e la creative class è anche collegato a questo argomento. Il contributo della science&design per le imprese è il potere creativo delle combinazioni e della possibilità di uscire dal campo della specializzazione per affrontare l’ambiente come organismo unico, si aggiungono nuovi elementi allo spettro di esperienze per aumentare la consapevolezza e l’emozione secondo un sistema integrato con la realtà sociale e urbana il design polisensoriale tenta di tener conto della rapida evoluzione e delle esigenzedelle persone nei settori della comunicazione, marketing, pianificazione dello spazio e design. L'elemento centrale della progettazione multisensoriale è quello di creare un cambiamento di identità dello spazio e poiché il ritmo della vita sta accelerando, la progettazione deve tener maggiormente conto delle interazioni degli utenti in maniera rapida cercando di rallentare il ritmo e far vivere il presente in modo totalizzante. Inoltre, rallentando il ritmo della vita con la creazione di spazi multisensoriali si può controbilanciare la crescente frammentazione e dispersione urbana quotidiana di lavoro e il tempo libero.